Orto di Venezia dell’isola di Sant’Erasmo

Cantina nata nel 2000 per volontà di Michel Thoulouze, francese di nascita che si innamorò della vecchia casa colonica nell’isola di Sant’Erasmo dopo un viaggio a Venezia.

L’isola di Sant’Erasmo è fin da tempi antichi stata considerata il polmone agricolo della città di Venezia. In passato ogni isola aveva la propria funzionalità: Murano il vetro, Burano la pesca (per gli uomini) e il merletto (per le donne), mentre Sant’Erasmo era l’isola agricola di Venezia. Oggi il carciofo di Sant’Erasmo è una delle specialità ed eccellenze della cucina veneziana, conosciuto in tutto il mondo: sfortunatamente però gli agricoltori sono rimasti in pochi, tra cui molti anziani.

Le vigne della cantina nascono in un terreno un tempo accatastato come “vitigno del nobiluomo”: da questo momento la storia di Orto di Venezia inizia.

Michel Thoulouze invitò Lydia e Claude Bourguignonagronomo di Romanée Conti e, produttore vinicolo del Crozes-Ermitage, per un consiglio. Con il loro aiuto, intrapresero la riqualificazione dei terreni. Impiantarono viti rigorosamente a piede franco per riscoprire il vero gusto del vino e per offrire una qualità superiore.

Orto di Venezia tuttora inoltre non utilizza diserbi, concimi e nemmeno irrigazione e coltivano due tipi di Malvasia: Malvasia Istriana che dona struttura e Malvasia “grossa”, un po’ più aromatica.

Solo 1,5/2 kg per pianta, 35/40 ettolitri per ettaro, uva rigorosamente raccolta a mano, nove mesi

in acciaio, affinamento in bottiglia. Il non utilizzo della barrique è una scelta che sta prendendo sempre più piede tra i viticoltori: salvaguardare il profumo e le sensazioni gusto-olfattive del vino.

Una peculiarità della cantina è l’affinamento del vino in laguna! Affondano nel mare lagunare le bottiglie in formato magnum per un anno con tappo di sughero e cera lacca per evitare sbalzi di temperatura.

Vorrei far notare che questa cantina deve affrontare anche il problema del trasporto: il costo risulta essere maggiore rispetto alla “terraferma”.

Nella mia visita ho degustato le annate 2017 (direttamente da vasca), 2011 e 2008. Il leitmotiv è la mineralità: i profumi della laguna inebriano l’olfatto e conquistano.

E’ un vino che ha un enorme potenziale evolutivo e sono felice che oggi alcune bottiglie riposino nella mia cantina.

Ringrazio Pamela per avermi ospitata e accolta in questa favolosa realtà che consiglio vivamente di visitare o almeno degustare i loro prodotti, ma attenzione… non è facile trovarli!

 

Articolo scritto per Biancovino, vi lascio il link!

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